Museo Italiano della Ghisa

E' la qualità della città che determina la qualità della vita. Questa è l'idea che ha costituito la premessa per la fondazione di un museo che ripercorre la storia di una componente importante e preziosa della città: l'arredo urbano.
E' stata l'attenzione e la passione di uomini che hanno riconosciuto il valore e il fascino di oggetti spesso dimenticati e trascurati che ha consentito di realizzare questo progetto.
Oggetti che raccontano storie antiche, custodi di valori intrinseci e di ricchezze spirituali ed affettive.
Fare "rivivere" queste testimonianze del nostro passato, far sì che, tramite calibrati interventi di restauro si potessero ricomporre le forme, le linee e gli equilibri di funzioni e di comunicazioni che si erano momentaneamente interrotte, ha permesso la costituzione del Museo Italiano della Ghisa.
E' questo un progetto originale ed unico in Italia, in Europa e forse nel Mondo.
Al museo è stato destinato un apposito capannone annesso al laboratorio modellisti e restauratori della ditta Neri e  presto  a questo sarà affiancata una sede integrativa nella chiesa di Santa Maria delle Lacrime di Longiano. L'ampliamento della sede museale permetterà di affiancare  ai vari oggetti il corredo fotografico ed iconografico di riferimento utilizzato nella mostra di Londra e nelle successive di Bologna ("Europolis", 1992), Padova ("Urbania", 1993) e Modena ("Petra", 1994). La collezione comprende diversi lampioni.. Il più antico proviene da Parma e risale al 1846. Tra i più significativi vanno segnalati: un imponente paio (circa due tonnellate) degli anni 1920-'30 composto di tre parti con un grande pastorale, proveniente dai dintorni del Palazzo di Giustizia di Roma; un altro modello degli anni 1920-'40, alto circa 8 metri, costruito dalla ditta Continentale già Brunt, a suo tempo collocato in Piazzale Loreto a Milano; un basamento finemente decorato ed una figura femminile facenti parte di un palo impiegato a Napoli tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Due pali particolari per forma e caratteristiche costruttive, provenienti dal Castello di Ferrara e dalla scalinata dei giardini della Montagnola di Bologna, rappresentano due esempi di realizzazioni strettamente finalizzate al luogo di impiego. Diversi altri fanno parte invece di una produzione tipicizzata per aree geo-politiche che, a partire dai primi decenni del Novecento, aveva assunto anche forme di serialità - diversi lampioni cominciavano infatti a portare indicazione della ditta costruttrice, come la Continentale di Milano o la Pignone di Firenze - con una diffusione sovraregionale. La presenza di alcuni basamenti nella raccolta attesta la tendenza, in quegli stessi anni, a limitare l'utilizzo della ghisa alla parte inferiore dei lampioni, dalla quale poi si ergeva un più economico palo in ferro.Nell'esposizione sono collocate inoltre tre mensole per l'illuminazione pubblica provenienti da Roma, Parma e Napoli - quest' ultima, di grandi dimensioni e finemente lavorata, è a tre bracci - tre fontane ed infine tre panchine appartenute ad una nave da crociera inglese sulla rotta per l'India. Va segnalato anche il banco da falegname utilizzato dall'anziano intagliatore, oggi scomparso, che negli anni '60-'70 aveva collaborato con la ditta Neri, donato dai familiari insieme con le sgorbie e gli attrezzi di lavoro (circa 200 pezzi). Un angolo didattico mostra la fase preparatoria della fusione degli oggetti in ghisa, dal disegno  all'esecuzione dell'intaglio dei fregi, fino alla realizzazione dei modelli in legno.

Notizie dal sito dell'UniversitÓ di Bologna